La città buia di Michael Connelly

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La città buia (The Overlook) di Michael Connelly, è stato pubblicato prima a puntate sul New York Times nel 2006 e poi come romanzo nel 2007. Thriller poliziesco.
La storia si apre con un omicidio stile esecuzione sul belvedere sopra la diga di Mulholland (Los Angeles) e la nuova squadra di Bosch, che ora è nella sezione Speciale Omicidi, è chiamata ad investigare.

Ecco le parti da evidenziare:

“…le squadre territoriali, sempre in prima linea, non potevano impantanarsi in casi che si prospettavano lunghi e faticosi. Quando un omicidio coinvolgeva un politico, oppure una celebrità dello spettacolo o dei media, di solito veniva dirottato sulla Speciale Omicidi, con sede al Parker Center. Era di competenza della Speciale Omicidi qualsiasi caso richiedesse tempo e presentasse difficoltà particolari. Quesi casi che, proprio come gli hobby, tendono a durare a lungo. E questo rientrava nella categoria.”

“…nessun investigatore degno del suo distintivo è contento di vedersi soffiare un caso.”

Bosch ad un agente dell’FBI: “Preferisco un calcio in culo subito piuttosto che fare il burattino dei federali. Come dite voi? ´Tieni i poliziotti al buio e ricoprili di cazzate.` Beh, a me non succederà. Non stanotte e non su un mio caso.”

” A volte il silenzio rende ansiosi i testimoni e aiuta a riempire le lacune.”

“Jess Mitford non era diverso da migliaia di altri ragazzi che tutti i mesi scendevano in città da un autobus o arrivavano in autostop. Pieni di sogni più che di progetti o denaro; più speranze che ingegno, talento o intelligenza. Non tutti quelli che falliscono si mettono a infastidire chi ce l’ha fatta. Ma tutti condividono la stessa disperata ansia di arrivare alla meta. E certi non la perdono mai, nemmeno quando il loro nome lampeggia in tutti i teatri, e possono comprarsi le ville in collina.

Bosch a Ferras: “Sai cosa scopri facendo questo mestiere?”
“No, che cosa?”
“Che non esistono i casi facili.”

Ferras digitava velocemente sulla tastiera del telefono. A Bosch sembrava un giocattolo, simili a quelli che aveva visto in mano ai ragazzini in aereo. Non riusciva a spiegarsi perché la gente fosse sempre lì a picchiettare febbrilmente sui telefonini. Secondo lui era un segnale preoccupante, un sintomo della decadenza del genere umano, anche se in realtà non riusciva a definire con precisione quello che sentiva. Per quanto il mondo digitale fosse universalmente considerato sinonimo di grande progresso, lui rimaneva scettico.”

Il capo della Polizia di Los Angeles a Bosch: “Deve capire che tornerebbe molto utile al governo che l’omicidio facesse parte di un disegno terroristico. Un’autentica minaccia interna contribuirebbe in modo determinante a distrarre l’opinione pubblica, facilitando la pressione in altri campi. La guerra è andata a puttane, le elezioni sono state un disastro. Guardi come va in Medio Oriente, guardi il prezzo di un litro di benzina e i sondaggi di gradimento deludenti sul Presidente. E l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito. Però adesso potrebbe arrivare l’occasione del riscatto, l’occasione per farsi perdonare gli errori del passato. Per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica.”

“…spesso gli ufficiali combattono battaglie contro nemici che hanno dentro di sé.”

“Forse non ha importanza se si muore in una macelleria o davanti alle luci del paradiso. Si muore e basta. Che importanza può avere la scenografia? Tutti noi moriamo a poco a poco, pensò. Giriamo e giriamo come risucchiati da un vortice. E qualcuno è più vicino al buco nero. Alcuni guarderanno avvicinarsi la fine, altri non troveranno un appiglio quando il vortice li travolgerà per trascinarli nelle tenebre per sempre.
Quello che conta è lottare, si disse Bosch. Sempre e comunque. Resistere alla forza di quel vortice.”

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