Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

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Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale) è un romanzo distopico di Margaret Atwood del 1985.

Ambientato in un futuro prossimo, il romanzo racconta di una teocrazie totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti e sembra basare il suo scopo sull’asservimento della donna, sullo sfruttamento del suo corpo e delle sue funzioni riproduttive per i propri scopi.

Commento personale a caldo: avendo letto 1984 di George Orwell solamente l’anno scorso, vedo un sacco di analogie. Da gli occhi che osservano tutto, all’informazione palesemente finta che racconta solo di vittorie militari, all’apparente guerra continua ai confini (che sembrano sempre lontanissimi)… la Atwood ha pure scritto il libro nell’anno in cui è ambientato quello di Orwell, se ci pensate.
Detto questo, non ho un opinione al 100% positiva.
Cosa mi piace: lettura scorrevolissima e continua voglia di sapere qualcosa, di conoscere questo totalitarismo, di sapere cosa ha portato alla situazione corrente. L’ho letto tutto d’un fiato.
Cosa non mi è piaciuto: ci sono davvero tante metafore in ogni singola pagina. [Esempio: “…sul soffitto bianco, un motivo ornamentale in rilievo a forma di ghirlanda, e, al centro, un buco riempito di calce, come la cicatrice in un viso cui sia stato tolto un occhio.”]
Capisco l’intento, la protagonista e narratrice ricorda ad occhi chiusi quel tempo mentre registra su nastro la sua voce, quindi immagina quello che le stava attorno e, come in una seduta di psicanalisi, cerca di afferrare ogni dettaglio per ricordarsi per bene anche gli avvenimenti. Ma dopo un po’ questa soluzione mi è risultata pesante.
Ciononostante non posso che apprezzare un libro che porta all’estremo le capacità del maschilismo, tanto da far capire che questo colpo di stato è successo proprio perché questi “uomini” non si sentivano più maschi, viste le libertà che le donne avevano conquistato. Davvero incredibile, dai. Mi fa venire in mente tutti quegli amanti della famiglia “tradizionale” che si sentono attaccati nel profondo perché la comunità LGBTQIA+ sta guadagnando dei diritti assolutamente dovuti. Ma chi vi attacca? Ma chi vi vuole togliere quello che avete? Lasciateci vivere tutti in pace ed armonia, porca miseria!

Le citazioni che ho evidenziato:

“…sul soffitto bianco, un motivo ornamentale in rilievo a forma di ghirlanda, e, al centro, un buco riempito di calce, come la cicatrice in un viso cui sia stato tolto un occhio. Lì doveva esserci un lampadario, un tempo. Hanno eliminato ogni cosa cui si possa legare una corda.”

“So perché non c’è il vetro sull’acquerello di giaggioli blu, e perché la finestra si apre solo in parte, e perché è di cristallo infrangibile. Non temono che ce ne andiamo di nascosto. Non arriveremmo lontano. Temono altre fughe, quelle che puoi aprirti dentro, se hai un oggetto con un bordo tagliente.”

“Desidero ardentemente toccare qualcosa di diverso dalla stoffa o dal legno. Desidero commettere l’atto del toccare.”

“Pensare a un bacio vuol dire pensare immediatamente ai riflettori che si accendono, ai colpi di fucile.”

“Questo è il cuore di Gilead, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Gilead, diceva Zia Lydia, non conosce confini. Gilead è dentro di te.”

“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”

“La normalità, diceva Zia Lydia, significa ciò cui si è abituati. Se qualcosa potrà non sembrarvi normale al momento, dopo un po’ di tempo lo sarà. Diventerà normale.”

“Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”

“Ho imparato a fare a meno di moltissime cose. Se avete tante cose, diceva Zia Lydia, vi attaccate troppo a questo mondo materiale e vi dimenticate dei valori spirituali. Dovete coltivare la povertà di spirito. Beati gli umili. Non proseguiva, non diceva «beati gli umili perché possederanno la terra».”

“Ci mostrano solo vittorie, mai sconfitte. Chi vuole cattive notizie?”

“Il mio nome non è Offred, ho un altro nome, che adesso nessuno usa perché è proibito.”

“Ci chiniamo un poco verso di lui, noi siamo il ferro e lui la calamita. Lui ha qualcosa che noi non abbiamo, ha la parola. Come l’abbiamo sperperata, un tempo.”

“Il corpo è facilmente danneggiabile, facilmente eliminabile, è fatto di acqua e sostanze chimiche, è poco più di una medusa sulla sabbia.”

“Credo nella resistenza così come credo che non può esserci luce senza ombra, o meglio, nessuna ombra senza luce. Ci dev’essere una resistenza, altrimenti da dove vengono tutti quei criminali, alla televisione?”

La madre di Offred, nel passato: “Non voglio un uomo. A che servono tranne che per quei dieci secondi che corrispondono a mezzo figlio? Un uomo è semplicemente la strategia di una donna per fare altre donne.”

La madre di Offred, nel passato: “Voi giovani non apprezzate quello che avete, diceva. Non sapete quante ne abbiamo passate, solo per portarvi a dove siete. Guarda tuo marito che affetta le carote. Non sai quante vite di donne, quanti corpi di donne, ci sono voluti per arrivare sin qui?”

“Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.”

“Nessuna madre corrisponde mai completamente all’idea che un bambino si fa di ciò che una madre dovrebbe essere e credo che sia vero anche l’inverso. Ma nonostante tutto, non è andata poi così male tra noi due, anzi è andata bene, come succede quasi sempre. Mi piacerebbe che fosse qui, così potrei dirle che finalmente l’ho capito.”

Il comandante: “Il denaro era l’unica misura del valore, per tutte, l’essere madri non dava diritto al rispetto. Non c’è da meravigliarsi quindi che stessero addirittura rinunciando alla maternità. Ora, invece, sono protette, possono adempiere in pace ai loro destini biologici, con pieno sostegno e incoraggiamento.”

“Erano anni di deviazione, storicamente parlando” dice ancora il Comandante. “Solo un fatto fortuito. Noi non abbiamo fatto altro che ripristinare la legge della Natura”.

“Dà una sensazione di forza dire delle sconcezze sul conto di chi ha il potere. È un divertimento, una disobbedienza, un gioco, un’impertinenza. È un incantesimo che li sgonfia, li riduce a un comune denominatore dove si può venire a patti con loro.”

«Pensavo che un club rientrasse nella serie delle cose proibite».
«Ufficialmente sì, ma siamo esseri umani, dopo tutto».
Visto che non aggiunge altro, dico: «Che significa?»
«Significa che non si può ingannare la Natura. La Natura esige, per gli uomini, la varietà. È logico, rientra nella strategia della procreazione. È il disegno della Natura». Io non faccio commenti, quindi lui continua. «Le donne lo sanno per istinto. Perché compravano tanti vestiti diversi, un tempo? Per ingannare gli uomini, per dargli l’illusione di stare con molte donne diverse. Una nuova ogni giorno». Lo dice come se ci credesse, ma dice molte cose in questo modo. Può darsi che ci creda, può darsi di no, o può darsi che ci creda e non ci creda, nello stesso tempo. È impossibile capirlo.
«Quindi adesso che non possiamo cambiare vestito» osservo, «siete costretti ad avere molte donne». È una frase ironica, ma lui non se ne accorge.
«Risolve molti problemi» risponde, senza batter ciglio.

“Quando il potere è scarso, averne anche solo un poco costituisce una tentazione.”

“Come tutti gli storici sanno, il passato è un grande spazio buio, colmo di echi. Le voci che ci raggiungono di lì sono intrise dell’oscurità della matrice da cui provengono e, per quanto ci si provi, non sempre possiamo decifrarle con esattezza alla luce più chiara del nostro tempo.”

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