Odore di chiuso di Marco Malvaldi

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Odore di chiuso è un romanzo giallo storico pubblicato nel 2011 da Sellerio e scritto da Marco Malvaldi.

Trama: La storia è ambientata in Toscana, in quella che è oggi la provincia di Livorno, nel 1895. Abbiamo il castello di Roccapendente abitato da Romualdo Bonaiuti, settimo barone di Roccapendente, la sua famiglia e la servitù. Giungono in visita il famoso Pellegrino Artusi e un fotografo, il signor Ciceri.
Succede l’irreparabile: una mattina il maggiordomo Teodoro viene trovato morto in cantina. Arriva quindi il delegato Artistico ad indagare.

Pensieri: come al solito Marco Malvaldi mi fa scompisciare dalle risate e mi intrattiene anche con vivo interesse. È uno di quegli scrittori che si accultura molto riguardo quello che andrà a scrivere e sciolina la sua sapienza all’interno del libro.
È una lettura veloce e molto piacevole, quindi! La consiglio a tutti.

Frasi da sottolineare:

  • …in fondo siamo alla fine del 1800, e le persone famose sono note principalmente per quello che fanno e che dicono, e non per le loro sembianze che, solitamente, sono ignote o quasi.
  • …possono venire colera, tifo, inondazioni e collere divine, ma finché si pranza a mezzogiorno e si cena alle sette il mondo, per l’Artusi, è un posto dove non ci sono preoccupazioni tali da togliere il sonno.
  • Il delegato Artistico a un membro della famiglia:”Con tutto il rispetto, signorino Lapo, voi avete pagato i miei studi, non me. Io, come essere umano, non sono in vendita e le mie prestazioni possono essere remunerate, non comprate.”
  • Una delle maledizioni più comuni per gli uomini potenti è quella di avere un figlio scemo. Gli esempi storici si sprecano, con particolare evidenza nella politica, da Cromwell in poi: sarà perché quando sei potente non hai tempo da perdere dietro al tuo frugoletto, sarà perché se sei influente il tuo pargolo cresce viziato, ma capita non di rado che, a padre autorevole, succeda in linea ereditaria un figlio idiota.
  • Come dice il Giusti, il fare un libro è meno che niente, se il libro fatto non rifà la gente.
  • il morto non ha avuto il buon senso di passare a miglior vita per conto suo, ma è stato ridotto a cadavere da qualcun altro.
  • Un libro di cucina dovrebbe esser comprensibile a tutti, perché tutti noi mangiamo e abbiamo diritto di mangiar roba buona e cucinata bene; dovrebbe essere scritto in italiano, perché siamo italiani, e non in quel gergo francioso che viene inteso solo nelle regioni nordiche; e dovrebbe dare delle dosi, vivaddio, in grammi e in litri, che sono uguali per tutti, e non in once, mestolate o pizzichini o ombrette, quando si degnano di darti le dosi.
  • siamo nel 1895. Una donna, in questo momento, per l’opinione pubblica ha a malapena un’anima. Siamo in un’epoca in cui l’Italia sta prendendo forma, e le coscienze delle persone sono orientate alla politica con passione fervida. Sono anni in cui si discute di unità, costituzione, diritti e libertà. Purtroppo, sono passati appena due anni dal giorno in cui il primo paese al mondo – la Nuova Zelanda, quindi esattamente ai nostri antipodi – ha ammesso al voto anche le donne. Per votare, essendo italiana, la nostra Cecilia ne dovrà aspettare altri cinquantuno, ammesso che sopravviva al colera, a due guerre mondiali, e ai tre o quattro parti che presumibilmente la aspettano. Non può votare, e non può essere eletta.

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