L’incubo di Hill House di Shirley Jackson

L’incubo di Hill House (The Haunting of Hill House, 1959) è un romanzo gotico dell’orrore della scrittrice statunitense Shirley Jackson.

Il professore Montague vuole scrivere un libro sui fenomeni paranormali e come luogo di studio sceglie Hill House, una casa di 80 anni con una storia molto intensa. Lo accompagnano, Theodora, Eleanor (protagonista del libro) e Luke, futuro proprietario di casa.

Pensiero personale: romanzo che si legge tutto d’un fiato, non banale. Si presta a diverse interpretazioni (dalla suggestione data dal luogo lugubre e quindi la pura immaginazione dei fenomeni paranormali da parte dei ragazzi, alla distorsione dello spazio-tempo all’interno della casa che fa intrecciare quello che succede nel futuro a quello che succede nel passato) e mi piacciono tutte. Faccio fatica a comprendere il senso di alcuni dialoghi, forse bisogna avere conoscenze che non ho, o forse devono davvero essere strampalati.

Frasi da sottolineare:

  • Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni.
  • Quasi ogni cosa, colta di sorpresa o da un’angolazione bizzarra, può volgere uno sguardo profondamente burlesco su chi la osservi; persino un comignolo dispettoso, o un abbaino che sembra una fossetta possono suscitare nell’osservatore un senso di intimità; ma una casa arrogante e carica d’odio, sempre in guardia, non può che essere malvagia.
  • “Non avere sempre così paura” disse, e le sfiorò la guancia con un dito. “Non sappiamo mai da dove ci venga il coraggio”.
  • Senza dubbio vi sono luoghi ai quali si associa inevitabilmente un’atmosfera di virtù e santità; e dunque potrebbe non essere così azzardato dire che alcune case sono empie dalla nascita.
  • Adesso che la casa si è impadronita di noi, forse non ci lascerà più andare.
  • “Io credo che la casa stessa sia il male. Ha incatenato e distrutto la sua gente e le loro vite, è un luogo abitato dall’astio e dal rancore.
  • L’aspetto minaccioso del soprannaturale è che attacca la mente moderna dove è più debole, dove abbiamo rinunciato alla corazza protettiva della superstizione senza sostituirla con una difesa d’altro tipo.

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban. CAP. 17 e 18: “Gatto, topo e cane” e “Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso”

Una coppia di capitoli che va a braccetto, questa.
HArry, ROn e Hermione hanno appena sentito lo zac! di probabilmente una testa mozzata e sono sotto shock. Ma non è ancora finita: Crosta si dimena come non mai dentro la camicia di ROn e arriva anche Grattastinchi che lo vuole attaccare. Crosta scappa e Ron lo segue nell’oscurità.
Bravo ROn, non c’è assolutamente nessun pericolo nell’oscurità.

Infatti, arriva un enorme cane nero con gli occhi chiari che atterra Harry e si porta via Ron trascinandolo. Loporta in una cavità del salice schiaffeggiante, pur di fare resistenza Ron si rompe una gamba.
Grattastinchi li segue e con un abile mossa stoppa il salice che stava attaccando anche Harry e Hermione, giunti in aiuto.

Harry, Hermione e Grattastinchi seguono nel tunnel sotto all’albero le urla di Ron finché non si ritrovano nella Stamberga strillante! Ecco, quindi un altro passaggio segreto dal castello.
Arrivano in una stanza dove Ron è accasciato su un letto. Scoprono che quell’enorme cane è Sirius Black, un ANimagus.

Un animagus è un mago con le capacità di trasformarsi in animale quando vuole, sono tutti registrati al Ministero della Magia, ma evidentemente Black, come poi vedremo anche James Potter e Peter Pettigrew, hanno fatto pozioni e incantesimi necessari per trasformarsi senza dirlo a nessuno.

Insomma, Black sembra pronto ad uccidere Ron.
Nel frattempo Harry riesce a disarmarlo e vuole fortemente ucciderlo, anche se qualcosa lo frena. NOn ha mai provato così tanto odio come in quel momento. Ha davanti a sé l’uomo che ha tradito e fatto uccidere i suoi genitori.
Ma, arriva Lupin, e non arriva per salvare i ragazzi, ma per Sirius!

Non si capisce più niente, ma cercando di spiegare:
Lupin da bambino è stato morso da un lupo mannaro, Silente l’ha voluto lo stesso a scuola come studente e nei moemtni della trasformazione veniva chiuso nella stamberga.
I suoi amici Potter, Black e Pettigrew, scoprono che è un lupo mannaro e con molta fatica e ingegno riescono a diventare animagus in modo da tenergli compagnia quando lui è trasformato.
Non è necessario dire quanto fossero delinquenti scapestrati, ma vabbé. Hanno pure creato la MAppa del malandrino!

Quindi, qui si sta cercando ora di spiegare che in realtà Black non ha tradito i Potter, era Pettigrew il portatore del nascondiglio segreto. Lui l’ha rivelato a Voldemort. Sirus Black sapeva e quindi lo è andato a cercare ed è caduto nel suo tranello, Pettigrew ha finto la propria morte e ora è il topo di Ron.

Mamma mia che storia intricata! E non finisce qui perché alla fine del capitolo vediamo che Piton entra di soppiatto nella stanza! Ha di sicuro sentito tutto quello che hanno detto, anche dello scherzo mortale che Black voleva fare a lui da giovane: visto che Piton era un ficcanaso, Black lo voleva mandare dritto dritto da LUpin trasformato. Ma sarebbe morto! Quindi Potter all’ultimo minuto l’ha salvato, ma così Piton ha comunque scoperto che Lupin è un lupo mannaro.
Per questo Piton è così contrario oggi ad aver Lupin a scuola, pensa che sia un pericolo. GLi prepara comunque la pozione antilupo tutte le volte.

Quindi direi che Piton non può vedere Harry per colpa del padre, non c’entra niente l’invidia della fama di harry o il fatto che Piton fosse un mangiamorte all’inizio dell’ascesa di Voldemort.

Ho detto tutto? Non lo so! Aiutatemi voi 😉

Cadavere non identificato di Patricia Cornwell

Cadavere non identificato (Black Notice) è un romanzo thriller di Patricia Cornwell e pubblicato nel 1999 in America e in Italia nel 2000.

Tutto inizia con un cadavere trovato dentro un container nel porto di Richmond che porta ad un caso internazionale che coinvolge l’Interpol. Kay Scarpetta è coinvolta in un’indagine che porterà sulle tracce di un assassino dalle caratteristiche bestiali che si fa chiamare le Loup-Garou (il lupo mannaro).

Pensiero: mi è sempre piaciuto molto il modo di scrivere di Patricia COrnwell, negli anni ’90 era sicuramente diverso da tutti gli altri. Essendo la protagonista un medico legale molto esperto, non mancano mai spiegazioni dettagliate di corpi, ma anche di metodi nuovi e avanzati per fare le indagini.
Questo è il decimo libro su Kay Scarpetta e inizio a pensare che ci siano un po’ di ripetizioni per il fatto che: la dottoressa sia sempre ricercata dall’assassino a cui dà la caccia; le vengano sempre messi i bastoni tra le ruote da colleghi invidiosi che la vogliono fare licenziare o dimettere; abbia sempre storie d’amore strazianti; a Richmond sembrano esserci solo serial killer super malvagi e anche dai tratti somatici che strizzano l’occhio a Lombroso.
Continuo a leggere i suoi thriller molto velocemente perché sono sempre scorrevoli e ben scritti, ma le storie iniziano forse ad essere un po’ troppo esagerate, come lo sono spesso i comportamenti molto esasperati dei protagonisti.

Cosa ne pensate voi?

Le parti da sottolineare:

  • Il nostro corpo è solo un abito che indossiamo, e dentro di noi c’è molto, molto di più.”
  • Nonostante tutto quello che avevo studiato non riuscivo a capire come facesse il dolore a nascere nel cervello e a diffondersi in tutto il corpo come un’infezione sistemica, erosiva, pulsante, che lasciava infiammati e indolenziti e arrivava a distruggere carriera e famiglie, quando non addirittura la vita.”
  • “La crudeltà si pasce di quel che percepisce come debolezza”, continuai.
    Io conoscevo il male, ne sentivo l’odore, lo riconoscevo a distanza.
  • “Datti una regolata”, lo sgridai. “Non è sparandosi in testa che si rimedia ai propri problemi, capito? Lo sai cos’è il suicidio?”
    Mi guardò con gli occhi sgranati.
    “L’estremo vaffanculo di chi vuole sempre avere l’ultima parola”, risposi.
  • “In fondo non c’è nulla di cui aver paura a parte la paura”, disse. “Ci si fa tatuare un simbolo di morte per vincere la paura di morire. Un po’ come quelli che hanno paura dei serpenti e vanno allo zoo apposta per toccarli. In fondo anche per lei è così, dottoressa. Non pensa che avrebbe più paura della morte se non la vedesse ogni giorno?”
  • Non avevo mai odiato nessuno in vita mia, perché l’odio era come il veleno e avevo sempre cercato di evitarlo. Odiare equivaleva a perdere e io volevo cercare di resistere.
  • “Il difficile in tutti i casi di cui mi sono occupato, è che non c’è mai una pista sola. Si mettono insieme talmente tanti elementi che, quando alla fine si risolve il caso, si potrebbe scrivere una biografia dettagliata della vittima. E la metà delle volte che si trova un legame tra due fatti diversi non c’entra un accidente.”
  • “Nietzsche aveva ragione”, sussurrai desolata. “Bisogna stare attenti a chi si sceglie come nemico, perché è a lui che si assomiglierà di più.”
  • Mi venne in mente Lady Diana e la mia depressione aumentò.
    Ricordavo la mattina che avevo saputo della sua morte alla radio, appena sveglia, e il mio primo pensiero era stato di incredulità, quasi i nostri dèi fossero immuni dalla morte improvvisa e casuale che affligge il resto dell’umanità. Non vi è nulla di glorioso nel morire per colpa di un ubriaco al volante, ma di fronte alla morte siamo tutti uguali. La morte non fa distinzioni.
  • “È una donna”, risposi. “E a volte le donne sono peggio degli uomini. Forse perché si sentono più insicure, minacciate. Invece di aiutarsi a vicenda, tendono a mettersi i bastoni tra le ruote l’una con l’altra.”
  • “Non c’è nessuno che vada bene per me, è questo quello che pensi?”
    Ci rifletté.
    “E nessuna che vada bene per te. Perché non reggono il confronto con Doris, vero? Quando hai divorziato sei stato male, no? E le donne che hai avuto dopo non sono state niente, rispetto a lei. Ma bisogna continuare a provare, Marino. Continuare a vivere.”

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban. CAP 16: La profezia della professoressa Trelawney

Mi piace quando si scopre un po’ di più su come funziona la scuola! Perché, diciamocelo, questi studenti secondo me vanno più a zonzo a cercare avventure invece di seguire lezioni e studiare! Non è come ce lo fa intendere la ROwling!

Comunque, molti sono ancora al settimo cielo per la vittoria della coppa da parte dei Grifondoro, ma iniziano gli esami di fine anno: sappiamo che chi è al quinto anno ha gli esami G.U.F.O. – grado ufficiale di fattucchiere ordinario, chi è al settimo ha gli esami M.A.G.O. – magia avanzata di grado ottimale.

Hermione sta studiando per più esami del normale, sento che tra poco scopriremo cosa c’è sotto, perché è troppo strano che abbiamo più esami alla stessa ora!

Prima dell’inizio arriva una lettera da Hagrid: l’udienza finale si terrà qualche giorno dopo e si porteranno già dietro il boia. Ma che modo è? Come se l’udienza fosse finta e sapessero già come va a finire!

Insomma, seguiamo Harry e Ron:
– lunedì mattina esame di Trasfigurazione
– lunedì pomeriggio esame di Incantesimi
– martedì mattina, Cura delle creature magiche: Hagrid ha la testa da un’altra parte (ovviamente) e l’esame è semplicissimo
– martedì pomeriggio esame di Pozioni, na tragedia
– martedì a mezanotte, esame di Astronomia. Ok forse cambio idea sulla difficoltà di Hogwarts
– mercoledì mattina Storia della magia
– mercoledì pomeriggio Erbologia
– giovedì mattina DIfesa contro le arti oscure
– infine giovedì pomeriggio DIvinazione

Soffermiamoci su quest’ultimo: la Trelawney sembra avere davvero qualche dote divinatoria, ma forse non riesce a prevedere quando e per il resto del tempo finge?
Perché quello che leggiamo adesso ha tutta l’aria di essere una previsione con tutti i crismi:

«Accadrà questa notte». […] «Il Signore Oscuro è solo e senza amici, abbandonato dai suoi seguaci. Il suo servo è rimasto in catene per dodici anni. Questa notte, prima di mezzanotte, il servo si libererà e cercherà di unirsi al padrone. Il Signore Oscuro risorgerà con l’aiuto del servo, più grande e più orribile che mai. Questa notte… prima di mezzanotte… il servo… si libererà… per unirsi… al padrone…»

COsa sta profetizzando? Che Sirius Black riuscirà a scappare e a riunirsi a Voldemort? Ma allora perché è ad Hogwarts? Uccide Harry e poi va da lui? O porta Harry direttamente da lui?? Oddio a questo non ci avevo pensato! Ora sono in trepidante attesa!

Harry non fa in tempo a dire ai suoi amici cosa ha appena sentito che loro arrivano con una lettera di Hagrid, Fierobecco sarà giustiziato al tramonto.
Hermione, più attiva che mai non si perde d’animo: recupera il mantello dell’invisibilità e tutti e 3 se ne vanno da Hagrid, ritovano Crosta in una brocca (??? Che caspita ci faceva lì?), ma dopo poco scappano dal retro perché i giustizieri stanno arrivando e lo sentono… sentono il rumore di una mannaia che cade pesantemente e probabilmente taglia il collo di Fierobecco. Che tristezza ragazzi. Solo per questo per me Malfoy meriterebbe di andare ad Azkaban. È tutta colpa sua.

Perché gli animali devono sempre andarci di mezzo?

Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale) è un romanzo distopico di Margaret Atwood del 1985.

Ambientato in un futuro prossimo, il romanzo racconta di una teocrazie totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti e sembra basare il suo scopo sull’asservimento della donna, sullo sfruttamento del suo corpo e delle sue funzioni riproduttive per i propri scopi.

Commento personale a caldo: avendo letto 1984 di George Orwell solamente l’anno scorso, vedo un sacco di analogie. Da gli occhi che osservano tutto, all’informazione palesemente finta che racconta solo di vittorie militari, all’apparente guerra continua ai confini (che sembrano sempre lontanissimi)… la Atwood ha pure scritto il libro nell’anno in cui è ambientato quello di Orwell, se ci pensate.
Detto questo, non ho un opinione al 100% positiva.
Cosa mi piace: lettura scorrevolissima e continua voglia di sapere qualcosa, di conoscere questo totalitarismo, di sapere cosa ha portato alla situazione corrente. L’ho letto tutto d’un fiato.
Cosa non mi è piaciuto: ci sono davvero tante metafore in ogni singola pagina. [Esempio: “…sul soffitto bianco, un motivo ornamentale in rilievo a forma di ghirlanda, e, al centro, un buco riempito di calce, come la cicatrice in un viso cui sia stato tolto un occhio.”]
Capisco l’intento, la protagonista e narratrice ricorda ad occhi chiusi quel tempo mentre registra su nastro la sua voce, quindi immagina quello che le stava attorno e, come in una seduta di psicanalisi, cerca di afferrare ogni dettaglio per ricordarsi per bene anche gli avvenimenti. Ma dopo un po’ questa soluzione mi è risultata pesante.
Ciononostante non posso che apprezzare un libro che porta all’estremo le capacità del maschilismo, tanto da far capire che questo colpo di stato è successo proprio perché questi “uomini” non si sentivano più maschi, viste le libertà che le donne avevano conquistato. Davvero incredibile, dai. Mi fa venire in mente tutti quegli amanti della famiglia “tradizionale” che si sentono attaccati nel profondo perché la comunità LGBTQIA+ sta guadagnando dei diritti assolutamente dovuti. Ma chi vi attacca? Ma chi vi vuole togliere quello che avete? Lasciateci vivere tutti in pace ed armonia, porca miseria!

Le citazioni che ho evidenziato:

“…sul soffitto bianco, un motivo ornamentale in rilievo a forma di ghirlanda, e, al centro, un buco riempito di calce, come la cicatrice in un viso cui sia stato tolto un occhio. Lì doveva esserci un lampadario, un tempo. Hanno eliminato ogni cosa cui si possa legare una corda.”

“So perché non c’è il vetro sull’acquerello di giaggioli blu, e perché la finestra si apre solo in parte, e perché è di cristallo infrangibile. Non temono che ce ne andiamo di nascosto. Non arriveremmo lontano. Temono altre fughe, quelle che puoi aprirti dentro, se hai un oggetto con un bordo tagliente.”

“Desidero ardentemente toccare qualcosa di diverso dalla stoffa o dal legno. Desidero commettere l’atto del toccare.”

“Pensare a un bacio vuol dire pensare immediatamente ai riflettori che si accendono, ai colpi di fucile.”

“Questo è il cuore di Gilead, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Gilead, diceva Zia Lydia, non conosce confini. Gilead è dentro di te.”

“Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”

“La normalità, diceva Zia Lydia, significa ciò cui si è abituati. Se qualcosa potrà non sembrarvi normale al momento, dopo un po’ di tempo lo sarà. Diventerà normale.”

“Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”

“Ho imparato a fare a meno di moltissime cose. Se avete tante cose, diceva Zia Lydia, vi attaccate troppo a questo mondo materiale e vi dimenticate dei valori spirituali. Dovete coltivare la povertà di spirito. Beati gli umili. Non proseguiva, non diceva «beati gli umili perché possederanno la terra».”

“Ci mostrano solo vittorie, mai sconfitte. Chi vuole cattive notizie?”

“Il mio nome non è Offred, ho un altro nome, che adesso nessuno usa perché è proibito.”

“Ci chiniamo un poco verso di lui, noi siamo il ferro e lui la calamita. Lui ha qualcosa che noi non abbiamo, ha la parola. Come l’abbiamo sperperata, un tempo.”

“Il corpo è facilmente danneggiabile, facilmente eliminabile, è fatto di acqua e sostanze chimiche, è poco più di una medusa sulla sabbia.”

“Credo nella resistenza così come credo che non può esserci luce senza ombra, o meglio, nessuna ombra senza luce. Ci dev’essere una resistenza, altrimenti da dove vengono tutti quei criminali, alla televisione?”

La madre di Offred, nel passato: “Non voglio un uomo. A che servono tranne che per quei dieci secondi che corrispondono a mezzo figlio? Un uomo è semplicemente la strategia di una donna per fare altre donne.”

La madre di Offred, nel passato: “Voi giovani non apprezzate quello che avete, diceva. Non sapete quante ne abbiamo passate, solo per portarvi a dove siete. Guarda tuo marito che affetta le carote. Non sai quante vite di donne, quanti corpi di donne, ci sono voluti per arrivare sin qui?”

“Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.”

“Nessuna madre corrisponde mai completamente all’idea che un bambino si fa di ciò che una madre dovrebbe essere e credo che sia vero anche l’inverso. Ma nonostante tutto, non è andata poi così male tra noi due, anzi è andata bene, come succede quasi sempre. Mi piacerebbe che fosse qui, così potrei dirle che finalmente l’ho capito.”

Il comandante: “Il denaro era l’unica misura del valore, per tutte, l’essere madri non dava diritto al rispetto. Non c’è da meravigliarsi quindi che stessero addirittura rinunciando alla maternità. Ora, invece, sono protette, possono adempiere in pace ai loro destini biologici, con pieno sostegno e incoraggiamento.”

“Erano anni di deviazione, storicamente parlando” dice ancora il Comandante. “Solo un fatto fortuito. Noi non abbiamo fatto altro che ripristinare la legge della Natura”.

“Dà una sensazione di forza dire delle sconcezze sul conto di chi ha il potere. È un divertimento, una disobbedienza, un gioco, un’impertinenza. È un incantesimo che li sgonfia, li riduce a un comune denominatore dove si può venire a patti con loro.”

«Pensavo che un club rientrasse nella serie delle cose proibite».
«Ufficialmente sì, ma siamo esseri umani, dopo tutto».
Visto che non aggiunge altro, dico: «Che significa?»
«Significa che non si può ingannare la Natura. La Natura esige, per gli uomini, la varietà. È logico, rientra nella strategia della procreazione. È il disegno della Natura». Io non faccio commenti, quindi lui continua. «Le donne lo sanno per istinto. Perché compravano tanti vestiti diversi, un tempo? Per ingannare gli uomini, per dargli l’illusione di stare con molte donne diverse. Una nuova ogni giorno». Lo dice come se ci credesse, ma dice molte cose in questo modo. Può darsi che ci creda, può darsi di no, o può darsi che ci creda e non ci creda, nello stesso tempo. È impossibile capirlo.
«Quindi adesso che non possiamo cambiare vestito» osservo, «siete costretti ad avere molte donne». È una frase ironica, ma lui non se ne accorge.
«Risolve molti problemi» risponde, senza batter ciglio.

“Quando il potere è scarso, averne anche solo un poco costituisce una tentazione.”

“Come tutti gli storici sanno, il passato è un grande spazio buio, colmo di echi. Le voci che ci raggiungono di lì sono intrise dell’oscurità della matrice da cui provengono e, per quanto ci si provi, non sempre possiamo decifrarle con esattezza alla luce più chiara del nostro tempo.”

L’odore della notte di Andrea Camilleri

L’odore della notte è un romanzo poliziesco di Andrea Camilleri pubblicato dall’editore Sellerio nel 2001.

Montalbano si interessa di un caso diverso dal solito riguardante un mago della finanza che sembra essere scappato coi soldi che i cittadini di Vigata gli avevano affidato.

Ecco cosa ho sottolineato:

” Oggi come oggi nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappignare, accattare, vendere, cacare, morire. Verbi all’infinito però dalla durata di un nanosecondo, un vìdiri e svìdiri. Ma non c’era stato un tempo nel quale esistevano altri verbi? Pensare, meditare, ascoltare e, perché no?, bighellonare, sonnecchiare, divagare?”

“Non c’è telegiornale che non ti tempesti con la Borsa, il Nasdaq, il Dow Jones, il Mibtel, la Minchiatel… La gente s’impressiona, non ci capisce niente, sa che si rischia ma che si può guadagnare e si getta tra le braccia del primo imbroglione che passa.”

“Oltre alle frasi fatte, ai luoghi comuni, lo irritavano le botte di psicoanalisi spicciola alle quali spesso e volentieri Livia si lasciava andare. Quella psicoanalisi da pellicola americana, dove putacaso uno ammazza a cinquantadue pirsone e poi si viene a scoprire che la scascione era dovuta al fatto che al serial killer il patre, un giorno, quann’era picciliddro, gli aveva negato la marmellata.”

Mimì Augello: “COme salute starei bene” disse. “Il problema è un altro.”
“Il problme a, in politica, in economia, nel pubblico e nel privato, da qualche tempo a questa parte è sempre un altro” pensò Montalbano. ” Uno dice: ´Ci sono troppi disoccupati`e il politico di turno risponde ´vede, il problema è un altro`.”

“Parlando della sua famiglia, il filosofo a un certo punto diceva: ´Quando si diventa vecchi, contano più gli affetti che i concetti`.
Il pititto gli passò di colpo. Se per un filosofo arrivava il momento che la speculazione vale meno di un affetto, quanto può valere per uno sbirro sul viale del tramonto un’indagine di polizia? Questa era la domanda implicita che Livia gli rivolgeva mandandogli quel pezzo di giornale. E, a malincuore, dovette ammettere che non c’era che una sola risposta: forse un’indagine vale meno di un concetto.”

Il professor Tommasino:” Non ho ralogio, di giorno mi regolo col sole; quand’è scuro, con l’odore della notte: ho una specie di segnatempo naturale, inserito dintra al mio corpo”.
“Ha detto l’odore della notte?”
“Sì. A seconda dell’ora, la notte cangia odore”.

“Come in tutti romanzi, via via che lo si scrive, i fatti possono pigliare una strata diversa e arrivare a conclusioni non pensate.”