La serie crime della settimana: Mindhunter

Ancora una volta vi parlo di una serie originale Netflix. C’è poco da dire, Netflix ha dei prodotti molto buoni.

Mindhunter è una serie del 2017 basata sul libro Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano di Mark Olshaker e John E. Douglas.
Per ora c’è una sola serie di 10 episodi, ma la seconda è già in lavorazione.

Diciamo che questa serie è abbastanza necessaria e graditissima da chi come ama la figura del serial killer. Qui torniamo alle origini. Siamo nel 1977 e l’annoiato agente dell’ FBI Holden Ford, trova due improbabili alleati, l’agente Bill Tench del reparto scienze comportamentali e la professoressa Wendy Carr, con cui inizia a studiare una nuova tipologia di assassino, il cosiddetto “serial killer” e un nuovo metodo di indagine ed identificazione del colpevole chiamato “profilazione”, andando in varie prigioni degli Stati Uniti ad intervistare tutti i maggiori e famosi pluriomicidi che stanno scontando la loro pena.
Non solo, i due agenti Fbi nel frattempo si occupano di casi singolari e tra questi c’è proprio un assassino seriale.

Questa è una serie che entra nel Federa Bureau of Investigations e ne sottolinea la difficoltà ad aprirsi a nuovi metodi di investigazione. Come in altre serie (vedi Manhunt: Unabomber) vediamo come pochi agenti visionari riescano, attraverso il loro sapere, ad aprire le menti degli altri e a riuscire a far accettare nuovi metodi all’avanguardia.
Al giorno d’oggi la profilazione, metodo usato appunto dai profiler, è in uso per diversi tipi di crimine: dagli indizi che si lasciano sulla scena del crimine, dal metodo con cui viene compiuto il fatto, i profiler riescono a determinare alcune caratteristiche del soggetto riusciendo a rimpicciolire sempre di più la lista di sospetti.

La serie è ben fatta a mio avviso, c’è il giusto quantitativo di suspance, umorismo e si entra abbastanza nelle vite private dei protagonisti, ma non troppo.
Il periodo preso in causa, poi, è molto interessante. Negli anni ’70 siamo in piena lotta tra studenti e universitari e autorità e vediamo un agente dell’FBI che cerca una collaborazione proprio tra gli accademici per creare qualcosa che ammoderni il Bureau.

Consiglio questa serie? Sì, sì, sì, non è mai noiosa anche se un pochino lenta in certi punti. Interesserà sicuramente a chi è molto appassionato di serial killer, delle investigazioni dell’ FBI e/o di come è fatto e come lavora l’FBI. E’ una buona serie crime vista da un punto di vista diverso.

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