Home-spare-time. Libro del mese: Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri

Ho appena finito di leggere “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri e mi dispiace moltissimo. Avrebbe dovuto avere almeno altre 1000 pagine da amare e vivere.

Ma almeno ho un buon pretesto per aprire una nuova sezione della rubrica sul tempo libero, la mia preferita. Il tempo libero a casa è il tempo che preferisco, amo vivere la mia casa e trovare nuovi passatempi da fare da sola o in compagnia. Il mio hobby preferito, oltre alla scrittura, è la lettura.
Ho deciso di iniziare una sotto-rubrica in cui parlo dei libri che leggo con uno dei miei autori italiani preferiti, per cui mi sembra quasi un obbligo utilizzare la mia lingua madre e non l’inglese per parlare di libri che difficilmente si possono trovare in altre lingue in libreria.
I romanzi di Andrea Camilleri, in realtà, vengono tradotti in diverse lingue, ma mi chiedo come sia possibile rendere un dialetto così particolare come il siciliano in inglese o cinese.

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Seguo il commissario Montalbano da una decina d’anni, anche se Camilleri lo ha fatto apparire per la prima volta nel 1994 nel romanzo “La forma dell’acqua”.
E’ un personaggio che sembra semplice: un commissario di polizia di un paese fittizio in provincia di Montelusa (altrettanto fittizia) che si destreggia tra i problemi che purtroppo affliggono realmente la Sicilia. In realtà è un uomo complesso, acculturato, che a volte si strugge tra il fare la cosa giusta e il fare la cosa secondo la legge. E’ un uomo con una moralità altissima, che ama la sua Livia anche se spesso la rifugge.
In questo nuovo romanzo qualcosa cambia, non la sua moralità, ma, raggiunta un certa età, sente che manca qualcosa: trova un nuovo amore (una voglia di ringiovanire?), si guarda allo specchio e si vede diverso.
L’ambientazione nel mondo del teatro aiuta e maschera questa nuova personalità di Montalbano; stiamo vivendo il vero Salvo oppure stiamo osservando un cambiamento momentaneo, una messinscena che finisce nel momento in cui si spengono le luci (o in cui tornerà, forse, Livia)?

Il teatro è un posto molto caro a Camilleri, che ha frequentato l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, dove è stato anche docente di regia, per questo forse sa come ben destreggiarsi all’interno di esso e, addirittura, creare un metodo teatrale (il metodo Catalanotti, per l’appunto), non del tutto esistente, spiegato all’interno del romanzo.

Non smetterei mai di leggere delle avventure di Salvo Montalbano, anche se, ahimè, sappiamo già che prima o poi tutto finirà. Qualche anno fa, nel 2006, Camilleri, già 81enne, consegnò a Sellerio, la sua casa editrice, l’ultimo romanzo con il finale della storia di Montalbano, da pubblicare dopo la sua morte. Ha dichiarato in proposito:

Ho scritto la fine dieci anni fa, ho trovato la soluzione che mi piaceva e l’ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l’Alzheimer. Ecco, temendo l’Alzheimer ho preferito scrivere subito il finale. La cosa che mi fa più sorridere è quando sento che il manoscritto è custodito nella cassaforte dell’editore… è semplicemente conservato in un cassetto. (Silvia Fumarola, La Repubblica.it, 20 giugno 2017)

 

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