I love books: Passato Remoto di Vittorio Cotronei

Quest’anno non ho letto tutti i libri che avrei voluto. Mi ero fatta una lista infinita come al solito, ma ho comunque letto davvero poco. E nessuna scusa è buona, bisogna leggere di più, per cultura, per “nutrire l’anima”, per vivere un’altra vita, per svagarsi ecc.

Per fortuna che sono pochi ma buoni i libri che mi sono passati tra le mani. Tra questi, c’è il secondo romanzo di un giovane scrittore di Montescudaio (Pisa), che ho avuto il piacere di conoscere e con cui condivido un certo interesse per l’ufologia (il mio è più un velato timore, ma di questo discuteremo in un altro momento), edito dall’indipendente MdS Editore: Passato Remoto di Vittorio Cotronei è il secondo capitolo della vita secondo Marino Maltese, un ufologo pisano semi-famoso, che passa da stati di apatia totale a momenti in cui l’ansia e gli attacchi di panico lo smuovono nel profondo.

Questo giallo inizia con un apparente suicidio del Modesti, un pensionato di Poggio Primo Marittimo (un paesino inventato della provincia di Pisa) che, pochi giorni prima di compiere il gesto è protagonista di un incontro ravvicinato del quarto tipo (cioè, una vera e propria interazione con un U.F.O.). Marino Maltese sembra essere l’unico interessato alla faccenda e si dirige, dopo anni, nell’entroterra pisano, rivisitando i luoghi della sua infanzia.

Per questo, non solo viene sopraffatto dal mistero, che include la storia etrusca, gli alieni e una morte sospetta, ma viene travolto anche dal suo passato, che voleva lasciare sepolto e sigillato nella memoria, e che, invece, viene disseppellito senza riguardi, come fa un tombarolo con le preziose reliquie etrusche.

Foto 22-12-18, 11 41 06Cotronei coinvolge l’antica pratica dell’ aruspicina (l’arte divinatoria che consisteva nell’esame delle viscere di animali sacrificati per trarne segni divini) e Tagete, che la insegnò agli etruschi, in una storia che diventa sempre più grande man mano che si scorrono le pagine.

Ricordo ancora quando mio padre, una ventina d’anni fa, portò a casa una riproduzione, fatta da lui, del fegato etrusco ritrovato a Piacenza alla fine dell’800. Non era un grande appassionato di storia, ma semplicemente ci teneva ad avere la riproduzione della cosa più sensazionale mai scoperta nella nostra città. Ero talmente incuriosita dalle iscrizioni che ricoprivano quel piccolo oggetto, che mi misi subito a cercarne la storia. Ancora oggi non si sa per certo perché sia stato ritrovato nelle campagne piacentine, in cui, probabilmente, gli etruschi non hanno mai vissuto.

Figuratevi la mia contentezza quando ho scoperto che Passato Remoto accennava anche al “mio” fegato!

Divagazioni a parte, in Passato Remoto si vede chiaramente l’evoluzione di uno scrittore che, dopo l’incerto ma molto interessante Andalù, ha trovato la sua strada in un certo tipo di mistero che coinvolge realtà e fantascienza.

Molte sono le citazioni all’interno del libro, dalle quali si può dedurre il gusto dell’autore in fatto di letture, soprattutto dalla collana fantascientifica Urania della Mondadori.

La differenza col primo romanzo sta anche nella fisicità che qui è maggiore, sia sessualmente parlando, che in fatto di azione. Il protagonista Marino viaggia in un mondo molto più concreto, rispetto a quello quasi impalpabile, che riguardava la scomparsa di un caro amico, che pareva quasi solo un sogno, nel primo libro. Opinione mia, s’intende.

Insomma, consiglio questo romanzo? Sì, sì, sì.

Perché? Innanzitutto perché è un giallo che coinvolge incontri ravvicinati, e già qui mi potrei fermare. Poi perché le case editrici indipendenti, come MdS Editore, hanno uno sguardo in più sulla qualità. Infine, perché, secondo me, Marino Maltese ha ancora molto da raccontare.

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