I heart Movies: Black Mirror – Bandersnatch

Quando vidi per la prima volta Black Mirror, rimasi inorridita, no! sorpresa, no! spaventata, no! affascinata dalla potenza che la tecnologia poteva sprigionare in quanto a creatività. Gli autori hanno reso davvero macabre le paure dei genitori con figli appassionati di videogiochi, la storia del “Grande Fratello”, la dipendenza da social, ecc.
Arrivati alla quarta stagione, devo dire che, però, qualcosa è crollato. Ok, i robot ci uccideranno tutti; ok, verremo controllati da un grande computer che ci schiavizzerà. Però ora basta. Inventate altro. E l’hanno fatto. Cioè, non hanno proprio inventato qualcosa di nuovo, ma hanno sfondato del tutto la quarta parete, già da tempo molto fragile. E per me non è cosa da poco.


Sono ormai decenni che vediamo, sia a teatro che nel cinema, attori che guardano il pubblico o in camera, o addirittura dialogano con noi spettatori. Chissà quanto si sono spaventati i primi visionatori di Psyco di Hitchcock nel 1960 quando, alla fine del film, si sono sentiti osservati da Norman Bates, che guarda dritto verso di loro con sguardo da psicopatico.
E Hitchcock non è nemmeno stato il primo, forse Edwin Porter a inizio ‘900.

Comunque sia, la lettura di Bandersnatch viene fatta in due modi. C’è chi lo guarda partendo dai giochi Telltale o dai librogame e, quindi, lo vede come un’evoluzione di un’avventura grafica ( a sua volta evoluzione di un’avventura testuale), nemmeno troppo innovativa. C’è chi lo guarda, invece, dal punto di vista cinematografico (o televisivo) e risponde in due maniere: stupore e meraviglia, perché apprezza ogni evoluzione del metodo narrativo e delle tecnologie, oppure noia e disprezzo verso un mezzo (il computer) che rovina il cinema. C’è anche chi rimane totalmente indifferente, ovviamente.

Io sono nel team stupore e meraviglia, con un po’ di riserve, che riguardano soprattutto la trama della storia poco consistente, secondo me votata più che altro a far capire a tutti cosa sia un’avventura grafica o un librogame, perché, diciamoci la verità, tra i milioni di utenti Netflix, quante migliaia di persone avranno giocato a quei videogiochi o letto uno di quei libri?
Io personalmente giocai all’avventura testuale di Guida Galattica per gli autostoppisti, veramente difficile per me, e a poche altre, ma non ho mai letto un librogame.
Quindi, vedo questo episodio-film come un’introduzione al genere film interattivo.

Un’altra cosa che non mi ha entusiasmata è stato il dover essere sempre pronta ad allungare la mano verso il mouse per fare una scelta. Questo non ti fa mai concentrare del tutto sul film. Non entri mai del tutto nella storia, ma rimani lo spettatore davanti a un computer che sceglie quello che il personaggio fa. Ma fa comunque parte dell’esperienza, volente o nolente.

In generale, mi ritengo soddisfatta dell’idea scaturita dalla testa di Charlton Brooker (e, probabilmente, il suo team) e non vedo l’ora di vedere altri esempi di film interattivo.
E voi cosa ne pensate? Siete inorriditi, felici, entusiasti, schifati? Narratemi, narratemi.

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