I love books: Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti

Non so perché ma non ho mai preso in considerazione Niccolò Ammaniti finché una mia amica non me l’ha consigliato vivamente. Mi ha, quindi, prestato il suo Che la festa cominci, edito da Einaudi. Credevo di avere per le mani un giallo romano. Poi ho letto la seconda di copertina.

«Gli adepti abbassarono il capo. Il leader sollevò gli occhi al soffitto e allargò le braccia.
– Chi è il vostro padre carismatico?
– Tu! – dissero in coro le Belve.
– Chi ha scritto le Tavole del Male?
– Tu!
– Chi vi ha insegnato la Liturgia delle Tenebre?
– Tu!
– Chi ha ordinato le pappardelle alla lepre? – fece il cameriere con una sfilza di piatti fumanti sulle braccia.
– Io! – Saverio allungò una mano.
– Non toccare che scottano».

Ok, forse è un giallo ironico?
No, in realtà è un libro grottesco che parla dell’Italia di oggi, fatta di veline e calciatori. Un’Italia dove anche un intellettuale finisce per pensare a quale tattica usare per essere notato di più.

Trama.

Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il piú grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica.
Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un’avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana.
L’irresistibile comicità di Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtú della nostra epoca. E nel sorriso che non ci abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti.
E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.

Posso dire di aver riso abbastanza, di essermi indignata molto (perché nonostante renda tutto comico e surreale, Ammaniti racconta un’Italia vera), ma di non essere del tutto soddisfatta.
Il libro è un turbinio, un vortice d’acqua che prende tutto quello che incontra, lo sconvolge, lo rigira e lo risputa fuori malandato e boccheggiante. Ecco, sì, l’Italia è boccheggiante, fa fatica a respirare, intrisa com’è di vizi e superficialità.

Consiglio questo libro come lettura estiva anche se Ammaniti ha un modo colto di scrivere, un modo come quello di Marco Malvaldi, che vuole insegnarti qualcosa, anche se entrambi spiegano e fanno ridere in forme diverse.

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