I heart movies: La ballata di Buster Scruggs

Sono contenta che i fratelli Coen abbiano dato una possibilità a Netflix. Un po’ meno che abbiano voluto dirigere un western.
Diciamoci la verità, non è più tempo per i western, un po’ perché comunque li cucini, ti escono pieni di citazioni, un po’ perché ci sono già stati presentati in tutte le salse. Già ci sembrava che il buon Sergio Leone ci avesse dato l’ultima chiave di lettura possibile, poi è arrivato Tarantino che ci ha infilato un po’ di splatter e, complice il fatto che è tanto di moda in qualsiasi tipo di arte, citazioni.

I fratelli Coen, dal canto loro, sono comunque unici e un po’ assurdi, quindi il risultato de La ballata di Buster Scruggs non è male. Ma il mio fidanzato ha abbandonato la sala dopo il primo episodio.
Già, è un film a episodi, ognuno racconta una piccola storia tragicomica, più tragica che comica; lo definirei una sorta di Gente di Dublino (di James Joyce) del West, in cui anche quando sta per accadere qualcosa di nuovo, non sarà mai un successo. Ogni personaggio è legato indissolubilmente al proprio destino.


Tim Blake Nelson interpreta Buster Scruggs

Alla fine il vecchio West era proprio così, pieno di pericoli e di delusioni. Non hanno raccontato proprio qualcosa di nuovo, ma la suddivisione in piccole storie lo rende una chicca distinguibile.
Sugli attori nulla da dire: interpretano il loro ruolo magistralmente, anche James Franco, che di solito non mi sta molto simpatico.
La fotografia è davvero notevole, ma ricorda molto nei colori e nelle inquadrature Slow West di John Maclean del 2015.
Insomma, è impossibile non citare e imitare in questo genere molto pittoresco, ma con pochi sbocchi ormai. Finché qualcuno non inventerà davvero un diverso West, s’intende.

Paesaggio di La ballata di Buster Scruggs

Diciamo, che nonostante sia un buon prodotto, il loro western i fratelli Coen l’avevano già fatto e, forse, bastava; sto parlando de Il Grinta del 2010, sempre a metà tra la cruda violenza e la pace.

Detto tutto questo, lo consiglio comunque? Sì, se avete pazienza. La lentezza è la padrona del film, ma per me non è assolutamente un difetto.

Piccola postilla che non c’entra niente, o quasi.
Netflix è un prodotto geniale, non c’è dubbio. C’è da dire, però, che se vivi in uno stato in cui la lingua madre non è la tua, sei un pochino penalizzato. Vivendo nella Svizzera tedesca (non so come funzioni negli altri cantoni), la maggior parte dei contenuti non originali è, ovviamente, in tedesco. Poi qualcosa è in francese e qualcosa in italiano. Ad esempio, l’altro giorno ho notato la presenza di Your name, film d’animazione giapponese, che volevo vedere da tempo, lo faccio partire e, tac, c’è solo in tedesco o in lingua originale. Se la lingua originale fosse stata l’inglese avrei anche potuto farci un pensierino, ma il giapponese non è alla mia portata. Sto studiando il tedesco, ma il doppiaggio alemanno è talmente “particolare” (sono gentile, eh?), che davvero mi rifiuto di vedere film in tedesco che non siano tedeschi.
Insomma, meno male che sono una a cui piace vedere film in lingua originale inglese e che gli Originali Netflix sono in tutte le lingue, altrimenti il mio abbonamento sarebbe davvero inutile.
Fine dello sfogo su Netflix nella postilla che non c’entra niente, o quasi. Ciao.

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