I love Books: Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Perché venivano attaccati? Perché un intellettuale ricco era più colpevole di un industriale o di un calciatore? Perché li chiamavano radical chic? Che cosa faceva di un radical chic un radical chic? Avere letto qualche libro in più e comprare cibi e vestiti etnici? Ma poi, i radical chic esistevano davvero?

Il censimento dei radical chic è un “semiromanzo” distopico ambientato in un futuro decisamente non lontano dal nostro, scritto al momento giusto da Giacomo Papi ed edito da Feltrinelli Editore.
Cosa accade in questa Italia del futuro? Il Ministero dell’Interno assorbe anche altri ministeri e chi è Ministro dell’Interno è, in pratica, anche Primo Ministro.
I rom, gli immigrati e i barboni sembrano non essere più un problema, nella prima parte del libro credevo li avessero direttamente eliminati, invece il governo è stato molto più ingegnoso.
Ora il problema davvero grave dell’Italia sembrano essere i radical chic, dei parassiti che confondono la gente con le loro parole difficili.

Per questo vengono istituite la Commissione ministeriale per la Semplificazione Popolare della Lingua Italiana e la Sottocommissione per la Semplificazione popolare della Sintassi della Lingua Italiana, che dovranno eliminare le parole troppo difficili.

Ho definito questo libro ironico “semiromanzo” perché non ha né un inizio né una fine, volutamente. L’inizio, il prequel, lo possiamo dedurre pian piano che andiamo avanti con la lettura; possiamo capire più o meno cosa può essere successo in questi 50-70 anni che ci dividono dal presente del racconto: in Italia l’ignoranza è potere, il governo riesce a distogliere lo sguardo dai veri problemi del paese e punta il dito contro altri, è tornato di moda il censimento degli uomini e molto altro.
La fine, poi, non ha fine, siamo lasciati in balia della speranza di una nuova rivoluzione, intellettuale e concreta, che apra gli occhi a tutti.

Giacomo Papi affronta con umorismo la crisi di quella alta borghesia italiana che sembra solo pensare a studiare e a sapere, che risulta saccente per chi non ha studiato, che indossa kaftani e mangia bulgur e quinoa negli attici di Milano. Quindi, da una parte denuncia sotto i baffi la possibilità terrificante di una deriva italiana verso una destra che non lascia libertà di pensiero e parola, e dall’altra l’immobilità di una sinistra che si rintana tra i propri pensieri filosofici che non servono a migliorare la situazione del paese.

L’Italia pareva essersi trasformata in una specie di Svizzera. La gente pareva più tranquilla, pacificata, ma non più felice. Svizzeri, appunto.

Consiglio questo libro? Sì, Giacomo Papi riesce a rispondere agli scettici che dicono “siete troppo esagerati, non abbiamo tempo di pensare ai diritti, alle cose difficili, allo studio: pensiamo ai problemi più importanti!”

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