I love books: un commento su 1984 di George Orwell

Gosh. Uso l’espressione che si usa nei fumetti quando sei insieme perplesso, imbarazzato, non felice, insomma, non sai a cosa pensare.
1984 di George Orwell (scritto nel 1948, edito in Italia da Mondadori) mi ha sconvolta. Sono appassionata di gialli, thriller, noir e horror, ma questo romanzo distopico mi ha segnata per la sua realisticità ed è più spaventoso di qualsiasi horror si possa leggere o vedere.

È un libro che affascina e terrorizza allo stesso tempo, che immagina un mondo molto reale, che non è il pianeta x o una realtà parallela. È proprio il mondo in cui abitiamo, la storia si svolge a Londra, diventata parte di quel macrostato che è l’Oceania (che prende tutta l’America, il Regno Unito, L’Australia e parte dell’Africa). Ogni singolo cittadino, che non sia un poveraccio, è sorvegliato giorno e notte da degli schermi e microfoni. Manifesti appesi ovunque recitano “Il grande fratello vi guarda” oppure “la guerra è pacela libertà è schiavitùl’ignoranza è forza“.

Seguiamo per tutto il tempo Winston Smith, un abitante degli appartamenti Vittoria, che lavora per il Ministero della Verità. Il suo compito è quello di correggere la storia. Per esempio, quando un amico dello stato diventa un nemico e scompare, Winston deve cancellarlo da tutti i giornali e dalle foto e deve scrivere di lui che è sempre stato un nemico del grande fratello.
D’altronde per il Partito (ovviamente l’unico esistente) “chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato“.

Orwell racconta di un totalitarismo e una violenza che ritornano e si ripetono per l’ennesima volta nella storia dell’uomo. Solo che questa volta sono stati perfezionati.
Lo scopo del Partito non è arrivare alla ricchezza, non è il mentire dicendo che useranno il potere solo per fare il bene del popolo e solo per un periodo limitato, finchè il momento giusto dell’autogestione e dell’uguaglianza arriverà. No, il Partito sa che nessuno si impadronisce del poter per cederlo.

“Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa una rivoluzione proprio per instaurare la dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione, il fine della tortura è la tortura, il fine del potere è il potere.”

” …il potere è collettivo. L’individuo ha potere fintanto che cessa di essere un individuo. Conosci lo slogan del Partito: “La Libertà è Schiavitù”. Hai mai pensato che se ne possono invertire i termini? La schiavitù è libertà. Da solo, libero, l’essere umano è sempre sconfitto. Deve essere per forza così, perché l’essere umano è destinato a morire, e la morte è la più grande delle sconfitte. Se però riesce a compiere un atto di sottomissione totale ed esplicita, se riesce a uscire dal proprio io, se riesce a fondersi col Partito in modo da essere lui il Partito, diviene onnipotente e immortale. La seconda cosa che devi capire è che il potere è il potere sugli esseri umani: sul corpo, ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, o realtà esterna che dir si voglia, non è importante. E comunque, il controllo che abbiamo sulla materia è già assoluto.

Rivedo in queste parole quello che in passato è già successo, ovvero quando una rivoluzione ha modificato uno stato, esso è diventato una dittatura. Comunista, nazista, fascista, ogni totalitarismo promette agli uomini di renderli uguali gli uni agli altri quando invece continua a mantenere differenze abissali tra ricchi e poveri e nessuno molla mai la poltrona o il potere.

La cosa peggiore/ più interessante di questo libro è che quasi ci dice che sarà inevitabile l’arrivo di un’altra dittatura. O, leggendolo da un altro punto di vista, cerca di metterci in guardia sottolinenando a cosa è bene non sottometterci per evitare che arrivi.
Ma noi lo stiamo ascoltando? Siamo davvero cambiati da quei cittadini tedeschi che ignari e non curanti facevano salire al potere, senza quasi batter ciglio, Adolf Hitler?
La mia paura più grande è che il cittadino medio, italiano o del resto del mondo, sia troppo egoista per accettare di lottare per una causa che apparentemente non lo tocca (esempio, “io non sono omosessuale e non ho omosessuali in famiglia per cui non mi interessano i diritti gay, le punizioni contro l’omofobia, ecc.”).

Ho aperto un discorso troppo grande e troppo importante secondo voi? Il fatto è che se si pensa sempre che un discorso del genere sia troppo grande, troppo importante per essere trattato su un blog o sui social, allora nessuno ne parlerà mai e nessuno inizierà mai ad interessarsene.
Vogliamo essere come i prolet di 1984 che rimangono inermi mentre il Partito svuota le loro menti e gli fa credere quello che vuole?
La cancellazione del passato come se niente fosse mi fa venire in mente la cancellazione della parola Nord, e di tutto quello che ne segue, dal partito Lega Nord, per esempio. Vogliamo davvero dimenticarci di cosa pensavano dei meridionali, della volontà di creare un federalismo in cui il Nord contava più del Sud? Questo è solo un esempio, se ne potrebbero fare a tonnellate su ogni singolo partito mai nato in Italia.

Ma questo è solo un piccolo pensiero di una piccola italiana comune, non esperta di politica ed economia. È che 1984, per fortuna oserei dire, ha aperto il vaso di Pandora.
Voi cosa ne pensate?

Io intanto consiglio a tutti di leggere questo romanzo che apre la mente. Mi lascia davvero di stucco il finale, ma per chi ancora non lo ha letto, non svelo nulla, magari lo commentiamo in privato. Scrivetemi!

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