I love books: L’ombra del coyote di Michael Connelly

Avevo deciso di percorrere tutta la carriera di Michael Connelly per punti principali e infatti nel primo articolo ho raggruppato i suoi primi tre libri (clicca qui per leggerlo), che a parer mio erano collegati l’uno all’altro da un filo conduttore.
Avrei voluto quindi proseguire con un altro articolo che ne raggruppasse di nuovo qualcuno, ma questa volta è impossibile.

L’ombra del coyote (1995, in Italia edito da Piemme Editore nel 2001) è diverso dai tre precedenti romanzi: innanzitutto, entra a capofitto nella testa di Harry Bosch, il detective del LAPD protagonista anche dei primi tre, rivela molto di più del suo passato e infatti il caso di cui tratta è quello di sua madre. Poi, la scrittura di Connelly si fa molto più accattivante, mi piace come inserisce fatti di cronaca veri per rendere il tutto più reale (si parla di un grande terremoto che ha rovinato la casa di Bosch ed è sicuramente il disastroso terremoto del 17 gennaio 1994; viene citato qualche erroraccio fatto dal LAPD in quegli anni, tra cui il pestaggio di Rodney King, tassista nero pestato da poliziotti nel 1991).

Trama.

La vita di Harry Bosch è un disastro. La sua casa sulle colline di Los Angeles, danneggiata dal terremoto, è destinata alla demolizione. La sua donna lo ha lasciato e lui si è attaccato alla bottiglia con una perseveranza che lo sta distruggendo. Come se non bastasse, è stato sospeso dalla polizia per aver aggredito il suo capo, scaraventandolo contro una vetrata. Ora è costretto a recarsi in terapia da una psicologa, la dottoressa Carmen Hinojos, che dovrebbe aiutarlo a modificare i suoi comportamenti violenti. 
La strada per la “redenzione” passa attraverso una tragedia che lo ossessiona da sempre, senza che sia mai stato capace di affrontarla veramente: la morte di sua madre, una giovane prostituta, uccisa brutalmente trent’anni prima.
Bosch inizia così una sua indagine personale per scoprire l’assassino, rimasto impunito per tutto quel tempo. Le sue domande provocano il panico nelle stanze del potere e, a mano a mano che la verità viene a galla, diventa sempre più evidente che qualcuno è disposto a tutto, anche a uccidere, pur di tenerla nascosta. Qualcuno molto in alto, molto astuto e molto pericoloso.

Quello che sto imparando ad apprezzare molto di Michael Connelly è il suo parlare di fatti già accaduti dando quasi per scontato che noi lettori sappiamo già cosa sia successo, ma comunque pagine dopo (o libri dopo, nel caso dei primi tre) ricostruisce i fatti più importanti. Credo che sia un particolare che lo rende unico.

Parlando della trama, sapevamo già più o meno chi fosse la madre di Bosch, che lavoro facesse e che fine avesse fatto. In effetti più volte mi sono chiesta “sarà diventato detective per risolvere il suo caso? Se sì, perché non l’ha ancora fatto? E’ poliziotto già da un bel po’ di anni”
Ecco, questa domanda ha trovato finalmente risposta.

Insomma, il libro mi piace, è ben scritto, ma ha comunque ancora i suoi difetti. O forse ho capito io come imposta lo svolgimento della storia lo scrittore, a metà libro, o giù di lì, sembra che il caso sia già risolto, e invece… quindi parto dal presupposto che il primo che viene arrestato non sia il colpevole e penso già ad un altro e ci azzecco.

Consiglio questo libro? Ma certo che sì, gli amanti dei thriller ne saranno soddisfatti, ma consiglio, come sto facendo io, di leggere i suoi libri in ordine cronologico.
Per ora ho letto:

  • La memoria del topo, 1992, edito da Piemme
  • Ghiaccio nero, 1993, edito da Piemme
  • La bionda di cemento, 1994, edito da Piemme
  • L’ombra del coyote, 1995, edito da PIemme.

Mi aspetta quindi ora Il poeta, 1996, sempre edito da Piemme, con un altro protagonista! Un po’ mi spiace non avere di nuovo Bosch, un poi non vedo l’ora!

Cosa pensate di Michael Connelly e dei suoi libri?

Un pensiero su “I love books: L’ombra del coyote di Michael Connelly

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