I love Books: l’inizio di Michael Connelly

Qualche anno fa, diciamo intorno al 2004/2005 (caspita questi sono un po’ più di “qualche anno”!), una delle amiche di mia madre scoprì il mio amore per i libri, soprattutto thriller e soprattutto Patricia Cornwell, e mi chiese se volessi avere qualcuno dei suoi libri perché ne aveva troppi.

Si presentò a casa con uno scatolone enorme, non credo di essere mai stata così felice (“librariamente” parlando). Aprii e sbam! una ventina di libri bianchi bianchi di Michael Connelly mi stavano guardando. Li posizionai per bene nella mia libreria tutta felice… e me li dimenticai.

Solo a inizio di quest’anno, dopo aver ricominciato a leggere seriamente, un giorno a casa dei miei ho riesplorato la mia vecchia libreria e li ho tirati fuori. Porca paletta, dopo 15 anni! Beh, meglio tardi che mai. Ho scoperto un autore che mi piace almeno quanto Patricia Cornwell e James Patterson, anche se ovviamente ha un suo stile diverso.

Per ora ho letto le sue prime tre pubblicazioni:

  • La memoria del topo, 1993, edito da Piemme
  • Ghiaccio nero, 1994, edito da Piemme
  • La bionda di cemento, 1995, edito da Piemme

Hieronymus “Harry” Bosch, detective immaginario della sezione Hollywood del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, è il protagonista di quella che secondo me è una prima trilogia di Connelly. Anche se i tre avvenimenti sono staccati e un lettore potrebbe leggerli nell’ordine che preferisce, si può notare che il terzo viene anticipato vagamente nei due che lo precedono e, soprattutto, serve per capire nel primo libro perché un detective del calibro di Bosch si trovi alla divisione Hollywood, non molto importante.

Il detective ne ha passate già tante, iniziamo a seguirlo quando ha già 40 anni e sappiamo subito che, come molti molti altri, ha partecipato alla guerra in Vietnam. Era un topo di galleria, un soldato addestrato per compiere missioni di ricerca e distruzione sotterranea durante quel conflitto. Sappiamo che è stato affidato a diverse famiglie da piccolo, non sa chi sia suo padre e sua madre è stata assassinata quando lui aveva 11 anni. Lei le ha dato questo famoso nome, in onore del pittore olandese, perché amava uno dei suoi quadri.

Questa prima trilogia riesce a farci capire lo stile deciso dello scrittore, che ama anche far fuoriuscire l’evoluzione psicologica del suo personaggio principale. Attraverso Bosch racconta cosa pensa della logora Los Angeles degli anni ’90 (per ora), dei problemi interni alla polizia di Los Angeles, e più largamente della sofferenza silenziosa di parte della popolazione americana, che forse la maggior parte della gente ignora.

Accenna al problema del maschilismo nella Polizia e nei tribunali già nel 1993, al razzismo che non si è mai spento e alla complessità del riuscire a stare sulla retta via anche se si è poliziotti.
Michael Connelly ha una carriera giornalistica alle spalle nella cronaca nera in Florida e poi diventa giornalista criminologo per il Los Angeles Times, giornale che viene menzionato molto spesso nei libri.

Ha scritto molti romanzi in quasi 30 anni di carriera, diciamo uno all’anno; quelli che interessano a me, cioè romanzi gialli con protagonista Bosch o altri detective, sono per ora 34 contando Dark Sacred Night, non ancora tradotto in italiano, e l’inedito The Night Fire, che dovrebbe uscire ad ottobre negli Stati Uniti.

Mi sto riempiendo troppo la bocca? Vedremo, ci reincontriamo tra altri 3 o 4 libri. Mi aspettano:

  • L’ombra del coyote – con Harry Bosch, 1995, edito da Piemme
  • Il poeta – con Jack McEvoy e Rachel Walling, 1996, edito da Piemme
  • Musica dura – con Harry Bosch, 1997, Piemme
  • Debito di sangue – con Terry McCaleb, 1998, Piemme

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