I love books: Andrea Camilleri, l’inizio della serie Montalbano

Sono una fan accanita del Montalbano televisivo; ho deciso, quindi, tempo fa di iniziare a conoscere quello letterario.

Ho iniziato a leggerlo l’anno scorso partendo dalla fine: Il metodo Catalanotti mi era piaciuto da morire. Così quest’anno ho deciso di partire, giustamente, dall’inizio.

Ho letto, quindi, La forma dell’acqua e Il cane di terracotta, pubblicati rispettivamente nel 1994 e nel 1996 da Sellerio. Devo dire che questi due primi libri mi hanno stupita molto.

Sono stati scritti entrambi negli anni 90 e Camilleri usava un linguaggio davvero diverso rispetto a quello che ha utilizzato negli ultimi. Non mi sto riferendo al suo bellissimo siculo-italiano che mi diverte anche un sacco. Mi riferisco al linguaggio che Camilleri mette in bocca a Montalbano, è un commissario intelligente e abbastanza acculturato, sagace e anche molto umano, ma ha delle uscite che in confronto uno scaricatore di porto è un angioletto.

Non mi piace leggere cose del genere ma è sicuramente colpa del fatto che la tv, come è giusto che sia, edulcora cose del genere e mi sono abituata “male” conoscendo la fiction prima del libro.

Un’altra cosa che non mi piace è il modo in cui Montalbano tratta le donne, in tv non è tanto diverso ma davvero questa cosa mi dà fastidio. Anna, soprattutto, una donna che non si arrende all’amore impossibile verso il commissario, viene trattata a pesci in faccia solo perché lui “non sa più cosa fare per farle capire che non gli interessa”. Dirglielo papale papale in faccia? Ma è solo una mia opinione personale.

Veniamo ai fatti più importanti. Questi due primi libri sono collegati l’uno all’altro da diverse situazioni; sono ambientati sempre a Vigata, ovviamente, a un anno di distanza l’uno dall’altro. Poi, a parte i personaggi principali, che via via conosciamo meglio, come lo stesso Montalbano, Mimì Augello, Catarella e così via, rivediamo dei posti come la Mannara, che nel secondo libro richiama il delitto del primo.

Camilleri ne Il cane di terracotta, cerca di far entrare ancora di più il lettore nel mondo di Montalbano. Rivediamo Ingrid, Anna, Livia e Adelina, le donne della sua vita, e iniziamo a conoscerle meglio. Torna Gegè, il suo amico d’infanzia diventato delinquente. I suoi colleghi e sottoposti iniziano a farsi sentire di più nella trama della storia.

Le indagini sono davvero complicate, Camilleri riesce a intricare diverse storie per combinare insieme un grande caso da risolvere.

La forma dell’acqua – trama dal libro

Il primo omicidio letterario in terra di mafia della seconda repubblica – un omicidio eccellente seguito da un altro, secondo il decorso cui hanno abituato le cronache della criminalità organizzata – ha la forma dell’acqua («”Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”»). Prende la forma del recipiente che lo contiene. E la morte dell’ingegnere Luparello si spande tra gli alambicchi ritorti e i vasi inopinatamente comunicanti del comitato affaristico politico-mafioso che domina la cittadina di Vigàta, anche dopo il crollo apparente del vecchio ceto dirigente. Questa è la sua forma. Ma la sua sostanza (il colpevole, il movente, le circostanze dell’assassinio) è più antica, più resistente, forse di maggior pessimismo: più appassionante per un perfetto racconto poliziesco. L’autore del quale, Andrea Camilleri, è uno scrittore e uno sceneggiatore che pratica il giallo e l’intreccio con una facilità e una felicità d’inventiva, un’ironia e un’intelligenza di scrittura che – oltre il divertimento severo del genere giallo – appartengono all’arte del raccontare. Cioè all’ingegno paradossale di far vedere all’occhio del lettore ciò che si racconta, e di contemporaneamente stringere con la sua mente la rete delle sottili intese.

Il cane di terracotta – Trama dal libro


In coda ad un delitto di mafia, se ne trova un altro, più conturbante e rituale: due cadaveri di giovani amanti abbracciati, nel doppio fondo di una grotta, sorvegliati da un enorme cane di terracotta. 

Il solito delitto di mafia, misterioso e intricato, a Vigàta, cittadina fantastica e metaforica in terra di Sicilia, dove Camilleri ambienta il suo secondo romanzo giallo, con protagonista il commissario Montalbano. Occhio e intelletto di giustizia, Montalbano risolve le sue inchieste, si direbbe, per affinità ambientale: è così perfettamente siciliano che ogni indizio per lui si trasforma in univoco messaggio di un codice conosciuto, da decrittare simbolo per simbolo, come una lingua arcaica che continua a parlare in forme nuove. Ma stavolta, in coda al delitto di mafia, se ne trova un altro, più conturbante e rituale: due cadaveri di giovani amanti abbracciati, nel doppio fondo di una grotta, sorvegliati da un enorme cane di terracotta. Un omicidio di cinquant’anni prima. E Montalbano indaga, con l’aiuto di una compagnia volenterosa di vecchietti: «un’indagine in pantofole, in case d’altri tempi, davanti a una tazza di caffè». La Sicilia è terra che da sempre si presta al genere giallo e poliziesco, cui fornisce il suo teatro di contrasti e di arcaismi. Camilleri, però, del giallo siciliano è, in senso proprio, un innovatore. Una grazia particolare di raccontatore, una lingua che si modula senza sforzo e fastidi sul dialetto, una potenza di comicità, ma soprattutto vi aggiunge l’intuizione completa dei nuovi scenari, quel miscuglio di culture millenarie con ciò che i sociologi denominano «modernizzazione senza sviluppo».

Consiglio questi libri? Sì se non vi dispiace che Montalbano dica qualche volgarità XD

Camilleri è un genio che porta in alto la sicilianità in un suo modo originalissimo. E a chi dispiace, poi, continuare a leggere di magnifici piatti tipici siciliani? La passione più grande di Montalbano, oltre a nuotare nel mare, è mangiare. Ho avuto l’acquolina in bocca per tutto il tempo!

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